Category: Ecologia


Le Foreste pluviali tropicali presentano un’enorme concentrazione di diversità di specie pur  occupando solo il 6 per cento della superficie terrestre, forniscono habitat vitali a quasi due terzi di tutte le specie sulla terra, molte delle quali sono endemiche . Oltre ad essere fonti di  cibo e sink d’assorbimento di anidride carbonica, sono una vera e propria “famacia verde” fornendo  molti composti presenti nei  medicinali salvavita. 

Con l’allarmante tasso di deforestazione, possono scomparire tragicamente in un centinaio di anni. Ovviamente, preservare le foreste pluviali tropicali è diventato un punto fondamentale in ogni agenda di salvaguardia ambientale, ma gli organi di gestione e conservazione si trovano ad affrontare numerose sfide nel processo decisionale una di queste è: quali aree di una foresta tropicale hanno un “valore” maggiore da essere tutelate? Insomma su quali aree è necessario focalizzare gli sforzi economici per risparmiare? Quali parti contengono la più alta diversità di specie? E quali aree dovrebbero ricevere priorità di conservazione?

Convenzionalmente, gli organismi vegetali (piante) sono divisi in categorie di foresta o in comunità per selezionare diverse aree di conservazione. Ma questo metodo trova  limitazioni in quanto tende ad ignorare la variazione della diversità all’interno delle Comunità (between diversity). D’altra parte, un metodo alternativo ,  basato su modello macroecologico  ,  prende in considerazione la diversità all’interno di una comunità vegetale (within diversity). Alcuni scienziati hanno cercato di valutare se questo approccio è utile nell’evidenziare posizioni prioritarie per la conservazione.

Utilizzando 527 comunità di piante divise in vary plots ( piazzole)  da 500 – 1000 m2 e dati ambientali, i ricercatori hanno sviluppato modelli di “ricchezza di specie” (il numero totale di specie) e “dissomiglianza compositiva”, che è la differenza nella composizione di specie tra due siti, per le specie di oltre 4.000 piante vascolari native nelle zone dei  tropici in particolare in Australia, sulla costa nord-orientale — la più grande foresta pluviale tropicale in Australia.

Essi poi hanno  osservato sia la ricchezza di specie e la dissomiglianza composizionale per aree più grandi chiamate “celle”, che erano almeno 62 volte maggiore (62, 500m2 rispetto ai 1000 m2) rispetto alle originali particelle  di indagine. Ogni cella della griglia comprendeva una comunità vegetale. Dopodiché hanno applicato  un nuovo approccio basato su un algoritmo, ed  hanno predetto la composizione attuale di ogni comunità vegetale in tutta la regione analizzata.

I ricercatori hanno quindi individuato aree di maggior pregio conservativo: quelle con alte concentrazioni di specie rare, endemiche  entro un raggio di 30km e individuato le famiglie primitive di angiosperme (piante a fiori).

Specie più rare sono state trovate ad altitudini più alte,  mentre specie primitive di famiglie di  angiosperme sono state trovate  più uniformemente sparse in tutta la foresta. Le previsioni hanno rivelato che le comunità con un gran numero di specie endemiche sono state concentrate in due aree particolari della foresta.

Quando i ricercatori hanno combinato di tutti questi fattori insieme con ricchezza di specie in un indice unico di conservazione, hanno individuato due aree di conservazione di alto valore: Atherton Tablelands e Daintree rainforest.

Inoltre sono state valutate le previsioni di sviluppo in tutta la regione di studio di: (A) ricchezza di specie; (B) rare specie all’interno di ogni comunità; (C) il numero di specie presenti che sono endemiche per un raggio di 30 km centrato su ogni comunità, e (D) il numero delle famiglie di angiosperme primitivo rappresentato in ogni comunità.Mokany K, DA Westcott, Prasad S, Ford AJ, Metcalfe DJ (2014)

Anche se i tropici umidi australiani sono già  ampiamente studiati, i ricercatori introducono questo nuovo metodo, utilizzando un “indice di conservazione”. Tali studi  ancora possono essere applicati per prevedere zone di conservazione ad alto valore in altre foreste tropicali, come nel sud-est asiatico, dove i dati della specie sono invece piuttosto limitati.

Altri fattori inoltre, quali la quantità di specie invasive possono essere considerati anche per individuare aree dove attuare particolari  misure di controllo per proteggere la diversità di specie autoctone.

I ricercatori suggeriscono che i diversi interventi da attuare  possono anche essere ponderati per soddisfare le esigenze di conservazione. Lo studio dimostra che la modellizzazione macroecologica, permetterà ai responsabili di poter prendere decisioni migliori, canalizzando risorse alle zone di maggiore pregio  all’interno di foreste pluviali tropicali.

ref: Mokany K, Westcott DA, Prasad S, Ford AJ, Metcalfe DJ (2014) Identifying Priority Areas for Conservation and Management in Diverse Tropical Forests

photo :Lacey Creek , Queensland , Australia

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Methane in the gas system is a problem or not? Replacing of coal with natural gas has really climate benefits? Recent studies help us to form new way to thinking about climate change and GHG effect.

Watts Up With That?

There’s a lot of hullabaloo recently about Natural Gas being too leaky to be a good substitute for coal. The claim is based on the fact that methane has a much larger GHG potential than carbon dioxide. But, the study those claims are based on can be interpreted two ways. I tend to think that the leak issue might be overblown, because if you are a producer, leaks mean money literally going into thin air. There’s a high incentive to fix leaks. Abandoned oil and gas wells, cited in the study, would of course be an exception.

The other reason is the IPCC, which produced this graph in the AR5 draft showing that methane just isn’t cooperating with models, and measurements are out of bounds with projections. Methane just doesn’t seem to be much of a problem:

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An interesting interview taken from the convention of the Società Italiana per le scienze del clima www.sisclima.it  named

“Global change and its implication on the system services and society”

Watts Up With That?

Guest essay by Marlo Lewis

Okay, they don’t do so in as many words. But in addition to being more confident than ever (despite a 16-year pause in warming and the growing mismatch between model projections and observations) that man-made climate change is real, they are also more confident nothing really bad is going to happen during the 21st Century.

The scariest parts of the “planetary emergency” narrative popularized by Al Gore and other pundits are Atlantic Ocean circulation shutdown (implausibly plunging Europe into a mini-ice age), ice sheet disintegration raising sea levels 20 feet, and runaway warming from melting frozen methane deposits.

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Amici, lettori, giornalisti e addetti ai lavori ci siamo!!!
Alla vigilia dell’attesissimo rilascio da parte dell’IPCC del quinto report sul cambiamento climatico,  il mondo si interroga su quali siano a partire dal 2013, i prossimi obiettivi da perseguire per salvaguardare il Pianeta dal Cambiamento Climatico che , oramai, è sempre più evidente ed economicamente e socialmente impattante!!!
La decisione di preparare un quinto report fu presa dai membri durante la loro ventottesima sessione di lavoro tenutasi il 9 e 10 Aprile del 2008 a Budapest in Ungheria.
Ecco a voi un’anticipazione di come sarà strutturato il report e di quali argomenti saranno inclusi….
Il report dovrebbe essere composto da 4 parti; 3 Working Group I,II e III e da un Report di sintesi. Ogni parte includerà una serie di argomenti specifici che concorrerà ad una migliore interpretazione del Report nel suo totale.
Di seguito riportiamo quello che dovrebbe essere lo schema definitivo del Primo Working Group denominato “Climate Change 2013-The Phisical Science Basis ” al quale hanno collaborato 259 autori provenienti da 39 Nazioni con un monumentale lavoro di integrazione e sintesi di oltre 54.000 commenti e analisi specifiche.

Technical  Summary :

           – Introduction

  • Observations: Atmosphere and Surface

  • Observations: Ocean

  • Observations: Cryosphere

  • Information from Paleoclimate Archives

  • Carbon and Other Biogeochemical Cycles

  • Clouds and Aerosols

  • Anthropogenic and Natural Radiative Forcing

  • Evaluation of Climate Models

  • Detection and Attribution of Climate Change: from Global to Regional

  • Near-term Climate Change: Projections and Predictability

  • Long-term Climate Change: Projections, Commitments and Irreversibility

  • Sea Level Change

  • Climate Phenomena and their Relevance for Future Regional Climate Change

A questo “corpus” del primo Working Group dovrebbero essere inoltre annesse 5 Appendici molto interessanti la prima delle quali dovrebbe occuparsi delle proiezioni future di questo report.

Insomma attendiamo con ansia il Report nella sua interezza per leggerlo e trarne oculate, interessanti e soprattutto indicative indicazioni sul percorso che il mondo scientifico indicherà alla società civile e indutriale per salvaguardare al meglio il nostro unico Habitat vitale !!!

Sicuramente Planetvoice pubblicherà in tempo reale tutti i report o almeno un sunto di essi con tutti i collegamenti necessari per una migliore comprensione degli elaborati, ragion per la quale restate connessi oppure cliccate l’RSS feed per essere costantemente aggiornati !!!

Listen The Planet …..listen Planetvoice !!!

La National Climate Change Adaptation Research Facility (NCCARF) si riunirà in una conferenza che si terrà a Sydney dal 25 al 27 giugno 2013.

L’appuntamento è ….inutile dirvelo….. di enorme importanza .

 

La conferenza riunirà gli utenti finali e i ricercatori di tutta l’Australia e non solo con il fine di condividere esperienze, programmi ed interventi da attualizzare e implementare, in un contesto mirato a focalizzare strategie di ricerca e di adattamento al cambiamento climatico in atto.
La conferenza sarà il nesso tra la comunità di ricerca e gli utenti delle informazioni relative alle strategie di adattamento climatico.
Sulla scia del successo della convention NCCARF-CSIRO del 2012, si sono ottenuti stanziamenti per circa $35 milioni per la ricerca sulle tematiche relative all’adattamento e la costruzione di reti di ricerca formale e informale organizzate in numerose partnerships, questo sarà l’evento ambientale legato al Climate Change più importante di quest’anno dell’Australia, concentrato unicamente sull’adattamento al cambiamento climatico e sulle strategie da adottare in merito per il 2013.

Per saperne di più circa il programma della conferenza e i dettagli della registrazione sul sito Web della conferenza ufficiale.

http://www.nccarf.edu.au/conference2013/

Listen the Planet …listen Planetvoice

Negli strati superiori dell’atmosfera il vapor acqueo, un potente gas ad effetto serra, stà diminuendo ; uno studio basato su osservazioni della NASA ci spiega il perchè e le conseguenze!

Watts Up With That?

Guest post submitted by Ken Gregory, Friends of Science.org

An analysis of NASA satellite data shows that water vapor, the most important greenhouse gas, has declined in the upper atmosphere causing a cooling effect that is 16 times greater than the warming effect from man-made greenhouse gas emissions during the period 1990 to 2001.

The world has spent over $ 1 trillion on climate change mitigation based on climate models that don’t work. They are notoriously poor at simulating the 20th century warming because they do not include natural causes of climate change – mainly due to the changing sun –  and they grossly exaggerate the feedback effects of greenhouse gas emissions.

Most scientists agree that doubling the amount of carbon dioxide (CO2) in the atmosphere, which takes about 150 years, would theoretically warm the earth by one degree Celsius if there were no change in evaporation, the…

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sn-erosion

Who says Earth’s not flat? Even though more than half of the planet’s ice-free terrain has a slope of 0.6° or less, where water flow is generally languid, a significant part of the world’s erosion takes place there, a new study reveals. By analyzing river sediments collected at thousands of locations worldwide and estimating their concentration of the isotope beryllium-10 (which is produced when cosmic rays strike rocks at or near Earth’s surface), researchers could assess rates of erosion in those watersheds. For watersheds with areas ranging between 1 and 10,000 square kilometers, rates of erosion were strongly correlated with the average steepness of the watershed when that slope exceeded 11.3° (a rise of 200 meters for every horizontal kilometer). Rates of erosion were less predictable in more gently sloping landscapes, but data suggest that the breakdown of rocks in ice-free terrain creates about 5.5 billion tons of sediment worldwide each year, the researchers report in a forthcoming issue of Geology. Although erosion can remove as much as 6 meters of material in mountainous areas (such as in the Grand Tetons in the above background) each millennium, in gently sloping areas (foreground) wind and water may strip away as little as 0.5 millimeters per year. Overall, at least half Earth’s surface loses about 12 millimeters or more to erosion every 1000 years, the team estimates. Altogether, about 80% of the world’s sediment is produced by erosion of terrain with a slope of 6° or less.

credits: Science by Sid Perkins on 1 February 2013

photo credit : Jon Sullivan

DAL GOVERNO MONTI UN’AGENDA VERDE PER LA CRESCITA

Nel paragrafo dedicato allo Sfruttamento del potenziale dell’economia verde, l’Agenda Monti presenta la tutela dell’ambiente come un investimento per il futuro che consente di vivere meglio il presente. Un’indicazione strategica che può essere sostenuta dalle misure già adottate e da quelle programmate dal Governo Monti, che hanno effetti positivi sul ciclo economico nel breve periodo e sul potenziale di sviluppo nel medio-lungo termine. Misure e programmi che sono richiamati di seguito come “indice ragionato” dell’Agenda Verde per la Crescita.

1. Le conclusioni degli “Stati Generali della Green Economy”(Rimini, 6-7 novembre), promossi dal Ministro dell’Ambiente del Governo Monti in collaborazione con la Fondazione Sviluppo Sostenibile di Edo Ronchi, adottate dai rappresentanti di tutte le più importanti associazioni imprenditoriali e di settore dell’economia italiana, indicano le misure e la direzione per consolidare i risultati raggiunti in termini di competitività, crescita e occupazione aggiuntiva dalle imprese italiane che hanno scelto una chiave “verde” per il proprio sviluppo ( oltre 360.000, pari ad almeno il 25% del totale).

2. Il Piano nazionale per la “decarbonizzazione” dell’economia italiana e la riduzione delle emissioni di CO2, presentato al CIPE nel maggio 2012 e trasmesso dal Governo Monti alla Commissione Europea nell’ambito del Piano di Riforma Nazionale 2012, costituisce il quadro di riferimento per le politiche e misure necessarie a rispettare entro il 2020 gli impegni del pacchetto europeo “clima-energia”, coerenti con le linee di azione di medio-lungo periodo per allineare l’Italia alla strategia per la decarbonizzazione e competitività dell’economia europea. Il piano è la piattaforma programmatica nella quale vanno collocate le misure per dare attuazione alla Strategia Energetica Nazionale, per recepire le direttive europee che regolano il mercato dei permessi di emissione, l’efficienza energetica e la fiscalità energetica, per promuovere le modalità di trasporto e mobilità a bassa intensità di carbonio e a base emissioni, per sostenere lo sviluppo della chimica verde e dei biocarburanti di seconda e terza generazione.

3. La lista delle tecnologie e dei sistemi “verdi” : meccanismi incentivanti per la crescita sostenibile e “Green Procurement” della Pubblica Amministrazione.
L’istituzione della lista delle tecnologie, dei sistemi e dei prodotti che contribuiscono alla riduzione dell’intensità di carbonio dell’economia prevista dal Piano per la decarbonizzazione. La lista riguarda tutti i settori (energia, chimica, trasporti, rifiuti, agricoltura) e prevede l’applicazione del sistema di “carbon management” e di “carbon foot printing” di processi e prodotti sulla base di accordi volontari con le imprese.
La lista è lo strumento per regolare l’accesso prioritario delle imprese e dei soggetti privati
a) aifondi strutturali 2014-2020;
b) ai benefici previsti dal “Fondo rotativo del Protocollo di Kyoto” istituito presso la Cassa Depositi e Prestiti, che dovrebbe essere rifinanziato per il periodo 2014-20120;
c) ad una riduzione del 55% dell’IVA o al credito di imposta (a saldo zero per la finanza pubblica nel ciclo economico dell’investimento) sull’acquisto o per l’impiego delle tecnologie e dei sistemi della lista nel periodo 2014-2020.
La lista inoltre dovrà costituire il quadro di riferimento per le forniture e gli acquisti della pubblica amministrazione (Green Procurement).

4. SMART CITIES : la progressiva penetrazione dei sistemi di generazione distribuita con fonti rinnovabili e ad alta efficienza di elettricità-calore-freddo nelle aree urbane, in combinazione con lo sviluppo delle “reti intelligenti”. Il pacchetto degli incentivi per le fonti rinnovabili e per l’efficienza energetica sta provocando un duplice effetto positivo sulla riduzione dei consumi e dei costi dell’energia e sulla promozione di una filiera nazionale competitiva sui mercati internazionali sia sviluppati (USA) sia nelle economie emergenti (Brasile,Cina e India in particolare). Questo processo va sostenuto come fattore chiave per la crescita ed il superamento dei vincoli e dei costi del sistema elettrico tradizionale, anche nella prospettiva di rafforzare il ruolo dell’Italia nella competizione europea per le smart cities.

5. Il piano nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici e la messa in sicurezza del territorio, presentato al CIPE, è lo strumento per la prevenzione dei rischi e dei danni ai quali è sempre più esposto il nostro paese per l’alta e crescente vulnerabilità agli eventi estremi. Il Piano risponde anche all’impegno assunto dall’Italia in ambito europeo. Il Piano prevede che vengano pienamente attuate in Italia le direttive europee in materia di alluvioni, anche attraverso l’istituzione delle Autorità degli otto bacini idrografici, previste da una norma del 2006 ma sempre rinviata.
Il Piano prevede inoltre 2,5 miliardi/anno di investimenti di cui 1 miliardo di risorse pubbliche e 1,5 miliardi risorse private agevolate con credito di imposta. Gli investimenti pubblici dovrebbero essere liberati dal vincolo del patto di stabilità, come già richiesto alla Commissione Europea.

6. La cooperazione ambientale internazionale, nell’ambito degli impegni e dei programmi approvati dalla Conferenza delle Nazioni Unite di Rio de Janeiro nel giugno 2012, RIO+20.
I programmi bilaterali e multilaterali per la protezione dell’ambiente globale realizzati nel corso degli ultimi 10 anni hanno costituito un volano importante per la promozione delle tecnologie verdi italiane nei mercati emergenti, con ritorni significativi per l’Italia nell’ambito delle Nazioni Unite e per le nostre imprese. Gli impegni assunti a RIO+20 danno un ruolo ancora maggiore alla cooperazione ambientale internazionale, attraverso l’istituzione del Green Climate Fund. In questo contesto è strategico mantenere un ruolo da protagonista, valorizzando i programmi già realizzati e prevedendo misure incentivanti – come il credito di imposta – per le imprese che esportano tecnologie e sistemi inclusi nella Lista Verde.

7. Semplificazione e trasparenza al fine di superare il collo di bottiglia delle autorizzazioni ambientali che non proteggono l’ambiente. Le misure già adottate e quelle rimaste “in sospeso” a causa della interruzione delle legislatura, per stabilire procedure tecniche sulla base dei migliori standard europei e tempi “non discrezionali” per le procedure di autorizzazione, sono una “infrastruttura” necessaria per liberare risorse e favorire investimenti sostenibili per la crescita : dalle bonifiche dei siti contaminati alla riqualificazione ambientale degli impianti industriali ( non solo ILVA), dai progetti per le infrastrutture a quelli per le nuove imprese industriali.

8. L’introduzione della fiscalità ambientale , come previsto dal disegno di legge “delega fiscale” , per spostare progressivamente la tassazione dal lavoro all’impiego delle risorse naturali ( acqua e suolo) e di quelle energetiche (carbon tax) è un volano efficace per trasformare l’economia in una direzione più efficiente e competitiva, come ripetutamente sottolineato dall’Unione Europea e da OCSE. E’ una misura chiave per la crescita sostenibile dell’Italia.

Corrado Clini

source : Ministero dell’Ambiente dot it

Albanese:Gezur Krislinjden
Arabo: Idah Saidan Wa Sanah Jadidah
Basco: Zorionak eta Urte Berri On
Boemo: Vesele Vanoce
Bretone: Nedeleg laouen na bloavezh mat
Catalano: Bon Nadal i un Bon Any Nou
Ceco: Prejeme Vam Vesele Vanoce a stastny Novy Rok
Cinese (Cantonese): Gun Tso Sun Tan’Gung Haw Sun
Cinese (Mandarino): Kung His Hsin Nien bing Chu Shen Tan
Cingalese: Subha nath thalak Vewa.
Coreano: Sung Tan Chuk Ha
Croato: Sretan Bozic
Danese: Glædelig Jul
Estone: Ruumsaid juuluphi
Fiammingo: Zalig Kerstfeest en Gelukkig nieuw jaar
Filippino: Maligayan Pasko
Finlandese: Hyvaa joulua
Francese: Joyeux Noel
Gallese: Nadolig Llawen
Giapponese: Shinnen omedeto. Kurisumasu Omedeto
Greco: Kala Christouyenna
Indonesiano: Selamat Hari Natal
Inglese: Merry Christmas
Islandese: Gledileg Jol
Lituano: Linksmu Kaledu
Macedone: Sreken Bozhik
Maltese: LL Milied Lt-tajjeb
Norvegese: God Jul, or Gledelig Jul
Occitano: Pulit nadal e bona annado
Olandese: Vrolijk Kerstfeest en een Gelukkig Nieuwjaar!
Polacco: Wesolych Swiat Bozego Narodzenia
Portoghese (Brasile): Boas Festas e Feliz Ano Novo
Portoghese: Feliz Natal
Rumeno: Sarbatori vesele
Russo: Pozdrevlyayu s prazdnikom Rozhdestva is Novim Godom
Serbo: Hristos se rodi
Slovacco: Sretan Bozic oppure Vesele vianoce
Sloveno: Vesele Bozicne. Screcno Novo Leto
Spagnolo: Feliz Navidad
Svedese: God Jul and (Och) Ett Gott Nytt År
Tailandese: Sawadee Pee Mai
Tedesco: Fröhliche Weihnachten
Turco: Noeliniz Ve Yeni Yiliniz Kutlu Olsun
Ucraino: Srozhdestvom Kristovym
Ungherese: Kellemes Karacsonyi unnepeket
Vietnamita: Chung Mung Giang Sinh