Category: CO2


Inizia oggi a Doha, in Qatar, un nuovo capitolo sui negoziati inerenti l’emergenza clima.

A vent’anni dalla prima conferenza di Rio del 1992, inizia la conferenza mondiale numero 18 delle parti della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici (Unfccc-United nations framework on climate change).
A questa convention i delegati di oltre 190 nazioni, dovranno preparare il lavoro per la sessione ministeriale, prevista dal 4 al 7 dicembre.

È in qualche modo una convention “storica” poichè è la prima volta che un summit Onu sul clima si tiene in un Paese del Golfo, fra i principali produttori di combusibili fossili del Pianeta. La conferenza di Doha è la prima vera occasione per dibattere ad alti livelli delle modalità operative da impiegare nella ‘fase due’ del protocollo di Kyoto e della piattaforma di azione precedentemente discussa a Durban.
I principali obiettivi e i cardini di questo summit Onu sul clima al via in Qatar saranno:

1) porre le basi di un nuovo accordo globale per combattere i cambiamenti climatici da adottare entro il 2015 e che entri in vigore al massimo nel 2020;

2) identificare i modi per ottenere ulteriori tagli delle emissioni di gas serra entro il 2020 per contenere il surriscaldamento planetario entro i due gradi centigradi;

3) determinare finalizzare e rendere operative le regole e adottare i criteri guidaper il secondo periodo di impegno del protocollo di Kyoto;

4) decidere come procedere sui finanziamenti salva-clima per i paesi in via di sviluppo.

Sui finanziamenti finora Ue e Stati membri hanno fornito i fondi ‘fast start’, cioè soldi a sostegno degli sforzi contro i cambiamenti climatici dei paesi in via di sviluppo, 7,14 miliardi di euro, che saranno aumentati a 7,2 miliardi nel 2013. L’Ue, principale contribuente mondiale di questi finanziamenti, continuerà a dare fondi anche dopo il 2012.
Nel complesso, i paesi delle maggiori economie mondiali si sono già impegnati a mobilitare risorse per un totale di 100 miliardi di dollari l’anno entro il 2020 e parte di questi fondi andranno direttamente al Fondo verde per il clima, le cui regole non saranno definite prima del 2013.

Inoltre la riunione interministeriale parlerà di mitigazione (taglio CO2), adattamento, finanziamenti e tecnologia. Nello specifico occorrerà decidere “come” le parti implementeranno e contribuiranno all’obiettivo del limite del riscaldamento entro i due gradi, in modo che rifletta le responsabilità e capacità di ciascuno, in un contesto in continua evoluzione. Tutta da decidere la forma dell’accordo da negoziare entro il 2015 e adottare nel 2020: l’Ue preme per un’intesa legalmente vincolante.

La conferenza di Doha dovrà inoltre definire la durata del secondo periodo di impegno del protocollo (cinque oppure otto anni). L’Ue punta ad otto anni, per coprire l’intervallo di tempo necessario fino al 2020, quando è prevista l’entrata in vigore del nuovo accordo globale dopo Kyoto.
Per quanto riguarda i target (obiettivi), l’Ue propone la possibilità di introdurre revisioni e rapporti periodici, oltre alla priorità di un emendamento che assicuri la continuità del sistema, incluso l’accesso ai meccanismi del protocollo, come il ‘Clean development mechanism’ (Cdm) , per poter partire subito dal primo gennaio 2013, alla scadenza del periodo precedente.

Another step for a better future

Is there a better solution?

Green ideas for a better future!

Munson's City

This new lighting design was posted on Treehugger by Petz Scholtus. It’s essentially a streetlamp that is surrounded by a tubular tank full of micro-algae. The algae need light and carbon dioxide to survive, and while the light is part of the structure, they pull their CO2 out of the air, purifying it. The inventor claims that the micro-algae will pull as much CO2 out of the air in a year as an average tree will over its entire lifetime. I can’t say I know much about the science, so I’m going to trust this guy; what I know is the design, and so I want to discuss that. The light coming from this thing is sort of cool and eerie, but not terribly strong. It could be used for pedestrian-scale lighting and architectural accents, but I’m not sure how feasible it would be for roadway lighting, as the video…

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Buone vacanze estive

e vi dà appuntamento a Settembre

con nuovi articoli e news dall’ affascinante mondo

della scienza “verde” e delle tecnologie sostenibili

In vacanza non dimenticate di portare nella valigia con voi …..

l’amore per la natura

e la vostra coscienza green!!!

See you in September and happy holiday you all!!!

New research from last week 11/2012.

Act Now!!!

Conservationists have warned of an impending wildlife “tragedy” caused by an oil spill off the east coast of New Zealand, with populations of penguins, whales, seals and seabirds set to be hardest hit.

A severe weather warning for the Bay of Plenty area on Monday has heightened fears that the stricken cargo vessel Rena, which is carrying 1,700 tonnes of fuel oil and 200 tonnes of diesel, will start to break up, with grim consequences for the local marine wildlife.

The fallout from the incident, which saw Rena run aground on a reef last Wednesday, is already being felt, with seven little blue penguins and two cormorants recovered and treated today at a centre in Tauranga.

However, this number is expected to rise to more than 200 in the coming days, with warnings that an escalation of the situation would have dire consequences for several species.

WWF New Zealand said it hoped the incident would not prove a “tragedy” for the region’s marine wildlife, which includes bottlenose dolphins, orcas and beaked whales. Large baleen whales also migrate through the affected area.

Of particular concern is the New Zealand dotterel, an endangered shorebird.

“There’s only 1,200 dotterels left due to coastal developments, so the last thing they need is their feeding ground contaminated,” said Bob Zuur, marine advocate at WWF New Zealand.

“Little blue penguins are also very vulnerable as they swim through the oil. Fairy terns frequent the estuary and many northern hemisphere birds, such as godwits, that have migrated south for spring, are also under threat.”

“New Zealand is known as the seabird capital of the world. We have about 85 different seabirds that breed here. It’s breeding season now, so there are many birds, such as petrels, that are diving into the water to find food for their chicks.

“The oil makes it difficult for them to fly and there’s a real risk they will ingest the oil when they preen, or pass it into their chicks.

“Should the vessel break up, we risk an international-scale incident. It’s a huge amount of oil. I sincerely hope the it doesn’t break up as the storm bears down on it.”

It’s estimated that up to 50 tonnes of oil has already been jettisoned into the sea. Radio New Zealand has reported that four of the 1,300 containers aboard Rena carry ferro-silicon, a hazardous substance which is flammable if it comes into contact with water.

More than 300 Defence Force personnel have been deployed to tackle the spill, along with specialists from Australia, the UK and the Netherlands.

The exclusion zone around the Rena has been extended to 2.8km today, with teams set to resume pumping oil off the damaged vessel. So far, just 10 tonnes of oil has been removed.

Humans, as well as marine wildlife, are also in danger from the spill, according to Maritime New Zealand.

The government agency has urged people not to touch the oil, which has started to wash up on the tourist-friendly Mount Maunganui beach, despite the efforts of volunteers to begin the clean-up operation.

Source: The Guardian

 Un indicatore rappresenta lo stato di una particolare condizione ambientale per una certa area del pianeta o per la sua totalità, in uno specifico periodo di tempo. Gli indicatori aumentano la nostra comprensione delle cause e degli effetti del cambiamento climatico. Gli indicatori ambientali hanno un ruolo chiave come strumenti per la valutazione dei programmi esistenti oggi e quelli futuri e forniscono la base per le decisioni socio economiche e politiche da prendere.

Background: L’Effetto Serra

 La Terra riceve energia da parte del Sole, di questa energia gran parte ritorna indietro nello spazio. Comunque, alcuni gas presenti in atmosfera, chiamati “gas ad effetto serra”, assorbono una parte dell’energia di ritorno allo spazio esterno all’atmosfera intrappolandola. Questo effetto serra è di origine naturale e permette al nostro Pianeta di avere una temperatura utile allo sviluppo ed al mantenimento della vita sul nostro Pianeta, ma a causa dell’attività umana se ne è generato un altro di tipo antropico che sta aumentanto vertiginosamente le concentrazioni di questi gas in atmosfera, causando un intrappolamento maggiore di energia termica, calore. Questo processo miei cari lettori e amici sta cambiando il clima terrestre.

Tra questi gas differenti per costituzione chimica e tempi di residenza atmosferici, la sola CO2 , l’anidride carbonica, è la maggiore causa di questo incremento di calore nella maggior parte delle emissioni delle nazioni mondiali. La produzione di energia elettrica è la maggiore fonte di gas ad effetto serra, seguita da quella generata dal settore dei trasporti.

In tutto il mondo, le emissioni di gas ad effetto serra provenienti da attività umane sono aumentate del 26% dal 1990 al 2005. Le emissioni di anidride carbonica, che rappresentano i ¾ del problema e del totale emissivo, sono aumentate del 31% nello stesso periodo. Le concentrazioni di CO2 in atmosfera sostanzialmente stanno aumentando ad iniziare dall’epoca della rivoluzione industriale, questo a conferma dell’origine di tipo antropico di questo problema.

Il cosidetto “forcing radiativo” è un modo per misurare quanto in sostanza questi gas stanno influenzando il bilancio energetico atmosferico, mediante l’assorbimento di calore in atmosfera. Un incremento nel bilancio radiativo fa capo ad un riscaldamento, mentre un decremento del forcing conduce ad un raffreddamento. Ebbene dal 1990 al 2008, il forcing radiativo di tutti i gas ad effetto serra presenti nell’atmosfera terrestre è aumentato del 26%. Tutto ciò sta portando ad aumenti delle ondate di calore, siccità, aumento delle precipitazioni del 2% in portata, ma ad una diminuzione degli eventi piovosi, ovvero piove meno volte ma più intensamente. Aumento dell’intensità e del numero di cicloni tropicali, i dieci uragani più potenti che siano mai stati registrati, si sono verificati a partire dal 1990, questo incremento è strettamente correlato con l’aumento della temperatura media oceaniche dell’Atlantico tropicale. In tutto il mondo il riscaldamento piccolo e continuo degli oceani è stato misurato come non lo era mai stato prima, e le misurazioni sono iniziate più o meno nel 1800. Anche il livello degli oceani sta aumentando , ma questo effetto è molto difficile da quantificare a causa del movimento dei continenti e delle terra emerse. Gli oceani stanno gradualmente aumentando la loro acidità, e questo in risposta all’aumento delle concentrazioni atmosferiche di CO2 che stimolano il sequestro di questo gas da parte degli oceani. Gli studi suggeriscono ed evidenziano che non sono mai stati così acidi negli ultimi secoli. L’aumento dell’acidità può influenzare la sensibilità di molti organismi marini tra i quali i coralli…..

Le calotte glaciali artiche si stanno gradualmente disgregando ……

I ghiacciai montuosi si stanno sciogliendo gradualmente

Anche le superfici coperte da laghi ghiacciati e le porzioni di terre coperte dalle nevi perenni stanno diminuendo in tutto il mondo, accelerando ancor di più il riscaldamento delle terre circostanti. Le profondità medie di tutti i ghiacci restanti stanno infine diminuendo sempre di più…..ed il tempo impiegato per il raggiungimento di condizioni di glaciazione dei ghiacciai si allunga sempre di più a causa dell’aumento di temperatura, ovvero impiegano poco a sciogliersi e tantissimo a ricongelare……

 La vegetazione mondiale risente sempre più dell’aumento di temperature nella stagione invernale, costituendo intere zone di vegetazione a stress idrici. Senza contare la vegetazione che fiorisce in periodi diversi da quelli in cui fiorivano decenni fa alterando i cicli vegetativi ed esponendosi alle successive ondate di freddo conseguenza di un’alterata stabilità climatica. Il cambiamento climatico si stà ripercuotendo anche sui ritmi e sui percorsi delle migrazioni di centinaia di specie animali sparse per il mondo…..

Signori miei, a me non piace essere un catastrofista, io sono un inguaribile ottimista ed ho sempre avuto, durante tutti i miei studi e la mia vita, un atteggiamento propositivo e positivo…..ma …….se continua con questo andazzo…..amici miei….. anche considerando la crescita esponenziale della popolazione ci troveremo di fronte a problemi seriamente irrisolvibili…..

Mandiamo a casa i politici che non prevedono uno sviluppo sostenibile per il Pianeta.

Mandiamo a casa i politici che non credono nel valore della ricerca scientifica ma solo nei prodotti da scaffale.

Ma soprattutto eliminiamo dalle nostre menti e da quelle dei nostri figli la convinzione che ci siano ancora vie d’uscita e che tanto le conseguenze del cambiamento climatico siano lontane nel tempo….il cambiamento climatico sta succedendo ora , dobbiamo muoverci tutti e subito.

 Poi non dite che nessuno vi aveva avvertito ……non ci sarà il tempo per pentirsi…….non ci saremo più neanche noi o i nostri figli per poter porre rimedio….

ACT NOW…………Listen the Planet, listen Planetvoice

 Data from the Climate Change Indicators fonte : EPA

Oggi è l’inizio dell’Estateeeeee……e a cosa vi fà pensare l’Estate?

Bravi!  Al mare, agli oceani alla frescura dell’aerosol marino, alle belle cenette a base di…….le cenette a base di……

 Esperti internazionali avvertono in un report rilasciato oggi, che ci sono 3 fattori chiave che stanno rapidamente (più rapidamente di quanto mai avvenuto finora) deteriorando le condizioni ecofisiologiche e metaboliche delle specie che popolano gli ecosistemi oceanici e che stanno gettando le basi per le condizioni che porteranno alla più grande estinzione di massa di specie marine nella storia del nostro Pianeta.

Questi fattori sono il riscaldamento globale, l’acidificazione delle acque, dovuta sostanzialmente all’aumento di CO2 sequestrata dagli oceani in risposta all’aumento di concentarzione di questo gas in atmosfera, e la diminuzione di ossigeno disciolto (si perchè, questo lo aggiungo io, al crescere della temperatura superficiale dell’acqua diminuisce la quantità di ossigeno che si discioglie in essa).

L’effetto combinato di questi 3 fattori  uniti ovviamente alle altre fonti di disturbo antropogenico, stanno causando la rapida degenerazione degli oceani.

La situazione è allarmante ed in rapida evoluzione avvertono gli esperti; basti pensare alla grande diminuzione del numero delle barriere coralline ed allo sbiancamento di quelle che già esistono in tutto il mondo per rendersi conto della velocità del cambiamento!!!

L’impatto ambientale per la nostra società civile sarebbe facilmente definibile catastrofico, nella migliore delle ipotesi…..

Gli scienziati convenuti ad Oxford, tra i migliori scienziati marini e oceanici, per prendere parte all’International Program on the state of the oceans, insieme agli scienziati dell’Unione Internazionale per la conservazione della Natura, non hanno dubbi, la situazione non è più sottovalutabile; molti processi degenerativi sono già in atto!!!

Il cambiamento climatico  unito al run off di sostanze chimiche industriali e ai flussi di altre sostanze concimanti e ammendanti usate in agricoltura, verso mari ed oceani stanno causando un rapido e drammatico deterioramento della salute degli oceani e delle specie che li popolano, indebolendo in tal modo le interazioni ecologiche e drogando le catene alimentari alla base della stabilità degli ecosistemi oceanici.

Gli stessi esperti sono rimasti quantomeno perplessi nell’elaborare i dati che conducono ad un peggioramento globale.

Bisogna ridurre le emissioni di CO2 , tutti convergono su questa linea d’azione (che però stenta ad essere ottimizzata); il tasso con il quale la CO2 viene assorbita dalle acque è tale da essere paragonabile a quello delle paleoindagini climatiche indicanti estinzioni fino al 50% delle specie presenti negli oceani, come avvenne circa 55 milioni di anni fà, quando ci fù l’ultima grande estinzione marina.

http://www.stateoftheocean.org/ipso-2011-workshop-summary.cfm

Ogni ritardo nel ridurre la concentrazione atmosferica di gas ad effetto serra ci costerà cifre incalcolabili…………..e danni sociali……..difficilmente quantificabili!

ACT NOW!!!