Cari amici e lettori volevo sottoporre alla vostra attenzione un articolo che secondo me meriterebbe di essere evidenziato ; l’articolo è del dottor Stefano Allesina ricercatore  dell’Università di Chicago ( un grande aggiungerei io) ed esprime uno dei grandi problemi della nazione italiana, ovvero la corruzione dilagante ed il clientelismo selvaggio in tutti i settori della vita sociale, ed in particolare in questo articolo si pone il mirino sulla situazione delle università italiane……..
lascio a voi ogni giudizio e commento in merito.

I casi di nepotismo nell’università (e in vasti settori della società) non si contano, ma la retorica accademica e ministeriale è quasi invariabilmente quella delle “poche mele marce”. Per verificare se effettivamente i casi sono pochi, ho condotto una piccola indagine statistica, appena pubblicata dalla rivista PLoS ONE.

L’idea è molto semplice. Prendiamo come esempio le scienze mediche (settori disciplinari MED), in cui lavorano 10.783 accademici (ordinari, associati e ricercatori). Tra tutti gli accademici in questo settore, troviamo 7.471 cognomi distinti. Quello che vogliamo vedere è se il numero di cognomi è simile a quello che ci aspetteremmo a caso. Per testare questa ipotesi, estraiamo 10.783 accademici a caso (senza ripetizione) dall’insieme di tutti gli accademici italiani (61.340) e contiamo quanti cognomi abbiamo nel campione. Ripetiamo l’operazione un milione di volte e contiamo in quanti casi osserviamo al massimo 7.471 cognomi. Ho fatto questo esperimento (grazie ai dati pubblicati sul sito CINECA), e, in un milione di campioni, non ho mai osservato meno di 7.471 cognomi (media: 7783.2 cognomi): è altamente improbabile che la scarsezza di cognomi in medicina si sia creata per caso. Ho ripetuto l’esperimento per tutti i settori disciplinari. La tabella completa si trova nell’articolo (che è open access).

Molti settori accademici hanno una notevole scarsità di cognomi e quindi un’alta probabilità di essere severamente influenzati dal nepotismo. Va notato che estraendo i campioni dalla distribuzione di tutti gli accademici, si tiene conto del fatto che alcuni cognomi sono frequenti, mentre la maggior parte sono rari. Inoltre, i valori riportati in tabella sono altamente significativi anche controllando per il problema del multiple-testing.

Analizzando i cognomi, si rilevano alcuni casi di nepotismo (es. padre-figli, fratelli), ma non altri (es. marito-moglie, madre-figli, senza contare amanti, figliocci e lontani parenti): l’analisi non può che sottostimare l’incidenza del nepotismo nell’università. Le discipline con un numero di cognomi significativamente troppo basso includono la maggior parte degli accademici italiani: il problema del nepotismo è endemico.

Ho testato questi risultati in maniera differente: prendendo due accademici a caso, qual è la probabilità che abbiano lo stesso cognome? Come cambia la probabilità se i due lavorano nella stessa università? Innanzitutto bisogna creare un modello geografico, in cui due persone che vivono nella stessa zona hanno una probabilità di avere lo stesso cognome più alta che due persone che vivono lontane. Anche tenendo conto della distribuzione geografica dei cognomi, appartenere alla stessa università aumenta significativamente la probabilità di portare lo stesso cognome in 16 settori (su 28). In 18 settori la probabilità di portare lo stesso cognome aumenta notevolmente andando da nord a sud. Il trend è chiaro anche se si considera semplicemente la frequenza dei cognomi condivisi .

Certamente, ci possono essere forze positive che spingono i figli a seguire le orme dei genitori nelle professioni. Il termine human-capital transfer descrive l’insieme di conoscenze, relazioni personali, attitudini e passioni che si trasferiscono da una generazione all’altra. In molti casi, i figli sceglieranno la carriera dei genitori. Ma devono proprio seguirli nella stessa università o addirittura nello stesso dipartimento? In molte discipline, appartenere allo stesso settore di concorso incrementa la probabilità di portare lo stesso cognome: per quanto sia forte questo trasferimento di conoscenze, è difficile giustificare questi risultati.

Quali sono i problemi che hanno creato questa situazione? Numerosi e complessi meccanismi entrano in gioco, ma sicuramente si possono individuare alcuni aspetti chiave:
•la dimensione dei settori di concorso è molto piccola, e quindi è facile per pochi baroni controllare il campo;
•nel sistema concorsuale adottato in passato i commissari non erano incentivati a scegliere i candidati migliori;
•tutte le posizioni erano, fino a poco tempo fa, tenured: passare il concorso equivaleva a una posizione a vita. Questo crea incentivi a truccare i concorsi;
•non esistono meccanismi di spousal hire (comuni negli Stati Uniti) per cui anche legittime aspettative di bilanciare lavoro e famiglia richiedono pratiche per lo più illegali.

La riforma Gelmini, che mi trova molto scettico, include provvedimenti draconiani per fronteggiare il nepotismo. Ripetere questo esercizio fra cinque-dieci anni dovrebbe testare se effettivamente la riforma ha sortito degli effetti positivi sul questo fronte.

Ringraziamenti: Ricerca finanziata dalla National Science Foundation . Elena Rizzo ha corretto l’articolo

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