Numerosi sono gli studi che inneggiano alla sostituzione strategica delle classiche colture a favore dell’impianto  di quelle usate per produrre biocombustibli.

Tali studi per lo più puntano su un concetto basato sul sequestro di Carbonio ad opera di tali colture che potrebbero bilanciare le emissioni dovute alla combustione successiva dei carburanti da essi ricavati; fin quì tutto fila …o quasi….ma tali analisi e tali studi però non terrebbero in conto l’aumento di emissioni dovute alle attività di sostituzione delle classiche colture.

La conversione di foreste, praterie e dei nuovi terreni agricoli causerebbe infatti, solo per la riconversione a biocoltura,  emissioni che vanno ben oltre quelle che sarebbe possibile evitare con il biorecupero tramite il loro utilizzo come biocarburanti.

Ad esempio un cambiamento d’uso del suolo per ottenere etanolo da colture basate prevalentemente sul mais, invece di ridurre del 20% le emissioni, quasi  raddoppierebbe le emissioni di gas ad effetto serra per i prossimi 30 anni….., aumentando le concentrazioni di gas ad effetto serra per circa 170 anni.

Le colture impiantate  a tale scopo energetico hanno aumentato, solo nelle coltivazioni americane, le emissioni, a parità di superficie, di quasi il 50%.

Queste considerazioni sollevano non poche perplessità circa le concessioni governative,  in continuo aumento, per il cambio di colture a favore di quelle per la produzione di biocarburanti, e questo stà avvenendo nelle terre coltivabili di tutto il mondo !!!

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