Alluvione e inondazione spesso si identificano con il concetto di grandi distruzioni e ingenti perdite umane; ma quali sono le cause che determinano tali fenomeni?

Innanzitutto c’è da considerare l’effetto del disboscamento quale elemento cruciale nel favorire tali fenomeni per lo più legati all’accumulo di materiale fluviale che viene violentemente trasportato dalla forza dell’acqua al di fuori degli alvei naturali dei fiumi per effetto di piogge di grandi entità distribuite in un tempo relativamente piccolo.

L’uomo inoltre con le opere edilizie effettuate abusivamente, aumenta notevolmente il rischio di danni alle cose ed alle persone come conseguenza del dissesto idrogeologico;  aumentando esponenzialmente  l’insieme delle alterazioni operate, l’uomo, da un lato ha favorito lo sviluppo economico e sociale anche in zone dove la natura ha regnato sovrana per anni ma dall’altro disboscando, creando dighe artificiali e canalizzazioni utilizzate per favorire l’agricoltura, sta irrimediabilmente cambiando i “percorsi ” naturali seguiti per secoli dai corsi fluviali, alterando conseguentemente i flussi ma anche i deflussi di enormi volumi d’acqua. Infatti il cambiamento climatico in atto sta favorendo l’instaurarsi di regimi idrici assolutamente anomali, caratterizzati da alterazioni dei regimi precipitatvi, quindi mentre in alcune regioni si stanno sperimentando condizioni di aridità in altre le precipitazioni stanno aumentando come intensità e come numero ma diminuendo come tempo dell’evento piovoso  favorendo in tal modo l’accumulo improvviso di grandi quantità di acqua nei fiumi che aumentano coì velocemente il loro livello idrometrico; tutto ciò risulta in continue inondazioni di campi, paesi, e delle città.

Quasi una volta al mese oramai i telegiornali danno notizia di tali fenomeni…………..

Purtroppo non è tutto, il cambiamento climatico in atto oltre ad alterare i regimi pluviometrici sta alterando anche i regimi termici globali che conducono ad uno scioglimento lento, ma inesorabile dei ghiacci del pianeta con conseguente aumento medio del livello delle acque degli oceani  di tutto il mondo, e ciò è documentato oramai da numerosissimi studi che hanno già identificato diverse zone del pianeta che vedranno o cambiare i profili delle loro zone costiere o addirittura scomparire del tutto, come è il caso di diversi atolli e isole dislocate nei vari oceani.

Si può continure su questa strada ? Io credo di no, soprattutto per una nazione come l’Italia che fà delle coste uno dei cardini del suo sviluppo economico.

Dobbiamo agire ora con una nuova visione basata sulla sostenibilità dello sviluppo costiero e sul monitoraggio delle zone interne che oggi risultano maggiormente a rischio, implementare le informazioni di diversi tipi di figure professionali per avere un quadro maggiormente chiaro in fase di progettazione e realizzazione dei SIC (sistemi informativi costieri) altrimenti non riusciremo a stare più dietro a costi sempre crescenti, imputabili a questo tipo di eventi estremi.

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