Archive for ottobre, 2010


Alluvione e inondazione spesso si identificano con il concetto di grandi distruzioni e ingenti perdite umane; ma quali sono le cause che determinano tali fenomeni?

Innanzitutto c’è da considerare l’effetto del disboscamento quale elemento cruciale nel favorire tali fenomeni per lo più legati all’accumulo di materiale fluviale che viene violentemente trasportato dalla forza dell’acqua al di fuori degli alvei naturali dei fiumi per effetto di piogge di grandi entità distribuite in un tempo relativamente piccolo.

L’uomo inoltre con le opere edilizie effettuate abusivamente, aumenta notevolmente il rischio di danni alle cose ed alle persone come conseguenza del dissesto idrogeologico;  aumentando esponenzialmente  l’insieme delle alterazioni operate, l’uomo, da un lato ha favorito lo sviluppo economico e sociale anche in zone dove la natura ha regnato sovrana per anni ma dall’altro disboscando, creando dighe artificiali e canalizzazioni utilizzate per favorire l’agricoltura, sta irrimediabilmente cambiando i “percorsi ” naturali seguiti per secoli dai corsi fluviali, alterando conseguentemente i flussi ma anche i deflussi di enormi volumi d’acqua. Infatti il cambiamento climatico in atto sta favorendo l’instaurarsi di regimi idrici assolutamente anomali, caratterizzati da alterazioni dei regimi precipitatvi, quindi mentre in alcune regioni si stanno sperimentando condizioni di aridità in altre le precipitazioni stanno aumentando come intensità e come numero ma diminuendo come tempo dell’evento piovoso  favorendo in tal modo l’accumulo improvviso di grandi quantità di acqua nei fiumi che aumentano coì velocemente il loro livello idrometrico; tutto ciò risulta in continue inondazioni di campi, paesi, e delle città.

Quasi una volta al mese oramai i telegiornali danno notizia di tali fenomeni…………..

Purtroppo non è tutto, il cambiamento climatico in atto oltre ad alterare i regimi pluviometrici sta alterando anche i regimi termici globali che conducono ad uno scioglimento lento, ma inesorabile dei ghiacci del pianeta con conseguente aumento medio del livello delle acque degli oceani  di tutto il mondo, e ciò è documentato oramai da numerosissimi studi che hanno già identificato diverse zone del pianeta che vedranno o cambiare i profili delle loro zone costiere o addirittura scomparire del tutto, come è il caso di diversi atolli e isole dislocate nei vari oceani.

Si può continure su questa strada ? Io credo di no, soprattutto per una nazione come l’Italia che fà delle coste uno dei cardini del suo sviluppo economico.

Dobbiamo agire ora con una nuova visione basata sulla sostenibilità dello sviluppo costiero e sul monitoraggio delle zone interne che oggi risultano maggiormente a rischio, implementare le informazioni di diversi tipi di figure professionali per avere un quadro maggiormente chiaro in fase di progettazione e realizzazione dei SIC (sistemi informativi costieri) altrimenti non riusciremo a stare più dietro a costi sempre crescenti, imputabili a questo tipo di eventi estremi.

Quelli di voi che seguono con attenzione l’evoluzione dell’approvigionamento energetico e le politiche ad esso connesse, sicuramente avranno almeno una volta sentito parlare delle politiche di cap and trade .
Il cap and trade così come il concetto di carbon markets, secondo me sono destinati ad evolversi in una miriade di modificazioni legislative volte unicamente a lasciare inalterati i quantitativi di combutibili fossili a disposizione delle grandi potenze industriali mondiali, fino a quando ….questo non ci è dato saperlo; benchè rivestano un’importanza oggi, tra un ventennio secondo me non ne rimarrà traccia, questo perchè tali “opportunità” saranno soppiantate totalmente, così come lo sarà l’uso di combustibili fossili a beneficio dell’energia nucleare….

Il nodo della questione è     -energia al minor costo possibile….- e su questa linea si svilupperà la politica energetica mondiale !!!

Voi cosa ne pensate ? Non è la solita discussione su nucleare si o nucleare no, non sarà una questione di dove sorgerà la centrale Brasile, Francia o Italia non farà nessuna differenza poichè……. per ora……alternative al rapporto energia/prezzo garantito dall’ nucleare non ce ne sono, molti stati a cominciare dai  più indebitati dovranno per forza ricorrere al nucleare, è troppo allettante l’offerta ……pensateci anche voi, non vi piacerebbe che la vostra macchina a idrogeno vi faccia risparmiare tanti soldini, manodopera inutile , strizzando l’occhio all’ecologia? Certo che vi piacerebbe, peccato però che per produrre l’idrogeno che fà muovere la vostra macchinina serva una grande quantità di energia!

Ma non temete tra un pò ci sarà il nucleare, ma non quello vecchio pericoloso e pieno di scorie , un nucleare nuovo…. e a detta di molti sicuro e anche ecologico perchè ci permetterà di affrancarci dalla fatica che fà la nostra coscienza nel vedere tutti i giorni gli effetti dell’inquinamento finquì prodotto dall’uso dei vecchi combustibili fossili.

Voi ci credete ?

L’energia nucleare come grande opportunità o come cul de sac dal  quale, una volta che ci si infila non si sà quando se ne potrà venir fuori considerando tutti i rischi connessi.

Act now !

Listen the Planet listen Planetvoice

 

2010 Anno mondiale della Biodiversità….

Act now!!!

Ci siamo ecco che cominciano ad apparire le prime mappe globali sui paesi maggiormente esposti al cambiamento climatico in corso; i ricercatori della Maplecroft hanno analizzato e valutato il rischio di 166 nazioni e la loro capacità di far fronte ai rischi ambientali legati al cambiamento climatico come siccità, inondazioni e tempeste ed aumento del livello medio degli oceani e dell’impatto delle loro interazioni sugli ecosistemi.

Non siamo assolutamente in grado di fronteggiare un così vasto insieme di fattori, stiamo parlando  di una potenza assolutamente inquantificabile !!!  Bisogna agire tutti e ora!

Bisogna assolutamente creare in ogni nazione ed in ogni comune italiano degli organismi ad hoc, uffici formati da esperti dell’ambiente in ogni sua forma, dei team specializzati nel pensare e rendere operative risposte a domande che saranno sempre più pressanti e dalla difficile soluzione; ma soprattutto prepariamo noi stessi a nuove condizioni che l’uomo non ha mai sperimentato prima…..condizioni sia sociali che biologiche e ambientali!

legenda:   in blu e nelle sue tonalità sono evidenziate le zone del pianeta esposte a rischio estremo

                 in verde e nelle sue tonalità sono evidenziate le zone del pianeta esposte a rischio medio

                 in giallo e nelle sue tonalità sono evidenziate le zone del pianeta esposte a rischio basso

                 in grigio le zone caratterizzate da mancanza di dati sufficienti ad una valutazione sul rischio 

 

fao

Forse tutti voi sapete che la ricerca genetica sta facendo passi da gigante, quello che forse non sapete è che l’unica specie di cui l’uomo ha una mappatura dei geni completa non ha nulla a che fare con i giganti, ma anzi è un piccolo verme di circa 1 mm di lunghezza.

Il suo nome nella nomenclatura binomia, (che è poi la nomenclatura base per la catalogazione delle specie, formata da un nome composto da 2 parti, dove la prima esprime il Genere e la II la Specie, queste 2 parti poi vengono seguite di solito dal nome dello scopritore e dall’anno di scoperta separati dalla virgola) è  Caenorhabditis elegans un organismo che vive prevalentemente in suoli di ecosistemi dal clima temperato; dal punto di vista morfologico  si presenta trasparente e, come tutti i nematodi, presenta una forma vermiforme cilindrica a simmetria  bilaterale, con una tegumentazione a cuticola collagenica (ricordiamo che il collagene è la proteina più abbondante nei mammiferi ed è formata da una  struttura trielicoidale di catene polipeptidiche) . Ogni singola catena è formata da circa 1000 amminoacidi ed è pressoché completamente avvolta ad elica);

 Il sequenziamento dell’intero genoma del Caenorhabditis elegans è stato annunciato nel numero di Science dell’11 dicembre 1997 come il primo completato su un organismo pluricellulare.

CO2

In tutto il mondo, le emissioni di gas ad effetto serra (GHG’s) provenienti da attività umane sono aumentate del 26% dal 1990 al 2005.

E le emissioni di biossido di Carbonio che rappresentano  circa i 3/4 del totale, sono aumentate del 31% durante queto periodo. 

  Come si può vedere in questo grafico i settori maggiormente impattanti dal punto di vista delle emissioni di CO2 sono quelli legati alla produzione di energia e all’agricoltura mentre gli altri settori li definirei  piuttosto equiemissivi .

Questo tipo di grafici,  non solo rende conto dell’aumento di emissioni di gas ad effetto serra in un determinato periodo, ma riesce ad indicare i settori delle attività umane che maggiormente dovranno essere meritevoli di attenzione e sviluppo tecnologico in un’ottica mondiale di riduzione delle emissioni clima alteranti.

fonte dati : EPA.gov – Report on Climate Change Indicators

Ho appena aperto un quotidiano tra i più importanti….. sfoglio arrivo a pag 16 e leggo…”Il veleno rosso nel Danubio, allarme ambientale in Europa” e ancora nel sottotitolo…”Corsa per fermare il contagio” resto perplesso ma non stupito.

Apro il mio notebook lancio il browser e sul portale leggo ” Cargo carico di solvente sperona nave”…un cargo contenente 6000 tonnellate (si avete letto bene seimila ) di solventi chimici i schianta contro una nave nello stretto della Manica al largo di Rennes, zona Nord occidentale della Francia al largo della Bretagna. Secondo le prime testimonianze  il cargo  URANUS si sarebbe scontrato con la nave Hanjin Richzad, battente bandiera di Panama, 191 metri di lunghezza, ha riferito la prefettura marittima dell’Atlantico ……ma come si fà a non vedere una nave di 191 metri direte voi….forse era notte mah chi lo sà, cmq nn è questo il punto;  il punto è che se aggiungiamo ai danni che abbiamo fatto in passato anche piccoli e continui danni giornalieri il tempo che ci separa dalla catastrofe generale si assottiglia sempre di più.

Il fatto è che ad esempio il Danubio attraversa 10 stati e ve li elenco nasce in Germania poi attraversa, Austria, Slovacchia, Ungheria, Croazia, Serbia, Bulgaria, Moldavia, Romania, Ucraina.

Se non volete ascoltare le mie parole sentite una dichiarazione rilasciata da Greenpeace “…..stiamo parlando dell’ecocatastrofe europea più grave degli ultimi 20 anni….”.

Ora o si sta diffondendo un ingiustificato catastrofismo e quindi potete dormire tranquilli tanto si stà esagerando con il decrivere questi avvenimenti oppure …..

……oppure non solo non si sta esagerando, ma addirittura forse l’uomo, come un padre che difende le scelte dei propri figli, tende continuamente a non voler capire come stanno i fatti realmente e quindi dice è un’ecocatastrofe “europea”

Dunque mi sfugge il punto riguardante i confini dell’inquinamento e delle conseguenze dell’inquinamento.

Le conseguenze saranno europee? Più slovacche o più serbe ? I bulgari pagheranno meno o più i danni rispetto agli ucraini….convergerete sulla mia interpretazione e cioè che nn ci sono nè limiti nè confini, il danno è per tutto il pianeta.

Attenti che non si può dare un valore economico  a questi danni o meglio si può farlo, certo che si, ma cosa vuol dire il danno è stimato essere ……. non si possono quantificare le innumerevoli interrelazioni che vengono distrutte da questi eventi…..

…..ecosistemi che si sono stabilizzati in milioni di anni e sono stati resi funzionali e produttivi da questa stabilizzazione ….improvvisamente vengono proiettati notevolmente al di fuori dei loro ranges fisiologici, fisici, chimici, biologici.

Ad ognuna di queste azioni umane corrisponderà una reazione da parte del pianeta e non siamo in grado di dire se tali reazioni avverranno necessriamente tra i confini dello stato che le ha indotte.

Bisogna intervenire sempre e dovunque, la responsabilità è di tutti noi, le aziende puniscano ferocemente i responsabili, e i politici attuino politiche strategiche vincolanti per un settore cardine di tutti gli altri come quello della protezione e della salvaguardia dell’ambiente in tutte le sue forme; insomma proteggiamo noi stessi e il nostro pianeta dagli effetti di un cambiamento che potrebbe lasciarci rincorrere poi soluzioni che nn potranno oramai più avere alcun effetto se attuate  in ritardo.

think about it

Sappiamo tutti quanto sia pressante la richiesta energetica mondiale e quanto essa possa essere imprescindibile dal concetto di sviluppo tecnologico, ebbene nuove prospettive sul campo energetico ci giungono udite bene da risorse extraterrestri, in particolare dal nostro fido compagno di viaggio, il nostro satellite, la Luna.

E’ infatti dal suolo lunare che gli scienziati del Fusion Technology Institute presso l’Università del Wisconsin hanno in mente di estrarre l’elemento che potrebbe risolvere la questione energetica, questo elemento è l’elio-3, un isotopo combustibile dell’elio usato nei palloni per capirci.

La notizia è che l’uso di elio-3 garantirebbe una resa energetica maggiore e minore rilascio di scorie rispetto alle reazioni che avvengono in un tradizionale reattore nucleare; Gerald Kulcinski, direttore generale del Fusion Technology Institute è sicuro nell’affermre che l’elio-3 è più pulito e produce un’energia più sicura rispetto agli altri combustibili nucleari, basterebbero appena 40 tonnellate di queto materiale per soddisfre la domanda energetica americana per un anno intero e comunque sulla Terra non c’è elio-3 dovremmo rifornirci sulla Luna.

Anche importanti agenzie cinesi, russe e indiane  sono interessate all’elio-3 lunare, sarebbe un importante surplus  in tutte le loro missioni spaziali.

Oggi giorno  non esiste un reattore a fusione per fini commerciali anche se un prototipo lo stanno costruendo in Francia a Cadarache denominato International Thermonuclear Experimental Reactor (ITER). La reazione che avviene in questo ITER è la fusione di 2 isotopi dell’idrogeno il deuterio ed il trizio; la preoccupzione nasce dl trizio che viene anche usato nelle armi atomiche, ragione per la quale bisogna essere estremamente accorti e cauti nell’avere rapporti con esso.

Un ltro problem non d meno è l’elevatissimo numero di neutroni ad alta energia emessi durante la reazione deuterio-trizio. Questi impatti contro le pareti del reattore ne causano spesso danneggiamenti anche seri tali da comprometterne l’integrità strutturale tant’è vero afferma Kulcinski che devono esere ostituiti una volta ogni 2 anni circa ecco perchè bisogna sostenere il commercio di elio-3 non radioattivo e sostituirlo al trizio.

Il fatto è che l’elio-3 riduce notevolmente il rilascio di neutroni producendone pochissimi in rezione, abbassando di conseguenza la quantità di radiazione emessa dal processo, semplificando così i progetti per tali impianti anche dal punto di vista ingegneristico. Inoltre l’energia prodotta dall’elio-3 può essere direttamente utilizzata come energia elettrica senza essere prima processata da costosi e inefficienti  bollitori d’acqua per generare vapore.

Sulla Terra nn c’è elio-3, poco ne viene prodotto nella produzione di armi nucleari ma a coti estremamente elevati. Potremmo prendere elio-3 dal vento solare, ma il campo magnetico terrestre devia tali particelle lontano dal pianeta, questo però nn è accaduto per il suolo lunare che lo ha assorbito e accumulato nelle sue rocce anche se in quantità limitate.

Paul Spudis del Lunar and Planetary Institute, una fondazione di ricerca della NASA, afferma che per estrarre una tonnellata di elio-3 si dovrebbero processare diverse tonnellate di suolo lunare e tale estrazione dovrebbe aver luogo grazie a speciali torce che dovrebbero raggiungere la temperatura di 700 gradi Celsius continua Spudis.

Kulcinski e il suo staff quindi hanno progettato uno speciale rover che potrebbe estrarre il prezioso elementograzie ad accumultori e convogliatori di energia solar che permetterebbero di arrivare a tali temperature, un’operazione così effettuata recupererebbe circa 300 volte l’energia impiegata, recuperando così anche l’energia per il viaggio di ritorno, in quanto hanno stimatoche un viaggio di ritorno verso la terra costerebbecirca 800 milioni di dollari per una tonnellata di elio-3 . Sembra molto ma se si considera l’energiabasata sul prezzo di un barile di circa 100 dollari, l’elio-3 in proporzione potrebbe avere un valore di circa 10 miliardi di dollari a tonnellata.

Il problema però ancora vincolante è che per bruciare l’elio-3 erve una quantità di energia superiore rispetto a quella usata per la reazione degli isotopi dell’idrogeno ecco perchè nell’ ITER non si prende in considerazione l’elio-3 come combustibile ed ecco perchè perchè per ora risulta improbabile il suo utilizzo come combustibile anche semolti scienziati ammettono che con uno sviluppo tecnologico adeguato nn si esclude che l’elio-3 possa rappreentare un’importante fonte energetica per l’uomo nel prossimo secolo.

Bhè una cosa è certa, dobbiamo liberarci dalla schiavitù da fonti energetiche basatesulla combustione fossile,altrimenti i cambiamenti climatici determineranno comunque pesanti voci negative nei conti dei  bilanci statali di tutto il mondo, e comunque un’alternativa al nucleare è sempre da prendere in considerazione… meditate gente, meditate.

Madison (Wiscounsin): Con la notizia che risale alla fine di Agosto 2010, un team di ricercatori del Wiscounsin ha identificato in campioni viventi di piante l’insieme di proteine che sarebbe in grado di iutarle a reitere alle condizioni di water stress da siccità .

Il nuovo studio, pubblicato il 24 Agosto 2010 nell’ambito del Proceedings of the National Academy of Sciences, ha identificato i nuovi targets proteici di un ormone chiave che sarebbe in grado di controllare la risposta  stress ambientali come la siccità, la radiazione eccessiva ed il freddo.

Il lavoro, che ha tenuto impegnati diveri staff di ricerca per circa un decennio alle prese con un ormone vegetale denominato Acido Abscissico, può aiutare nello sviluppo di colture vegetali resistenti, capaci di fiorire sia in climi caldi che estrememente freddi. Il lavoro inoltre assume  enorme importanza alla luce del bisogno pressante di aumentare ed espandere i territori coltivabili nei siti più remoti e limitanti del mondo, e soprattutto nell’ottica di un cambiamento climatico globale.

Michael Sussman, professore di Biochimica all’università del Wiscousin  nonchè responsabile senior di questo nuovo studio dichiara:

        ” If we can figure out how this works with crops and make them able to resist drought, the benefits would be      enormous.”

        “These are the first baby steps to understand the effects of dehydration in plants and it may give us the opportunity to develop crops that can withstand this kind of stress in the field. ”

Il team del Wiscousin ha analizzato nello studio a lungo termine,  l’influenza dell’acido abscissico, unitamente all’influenza delle riposte vegetali alle sollecitazioni dovute agli stress ambientali, sui processi che naturalmente dominano la germinazione e la dormienza dei semi.

Tale ormone è conociuto alla cienza da circa 50 anni, e si ritiene avere un ruolo chiave in una serie di meccanismi a cascata che regolano le risposte fiiologiche dei vegetali alle sollecitazioni dovute agli stress ambientali come la disidratazione, l’eccessiva radiazione e il freddo.

Il team ha utilizzato una tecnologia baata u di un nuovo isotopo stabile ed una spettrometria di massa per combinare 5000 proteine candidate in cellule di piante viventi e ne hanno identificte un cinquantina influenzate dall’ormone acido abscissico.

Sorpresa negli addetti ai lavori ha destato l’osservazione che l’acido abscissico regola il funzionamento di alcune proteine in maniera del tutto nuova da quelle conosciute finora, inibendo cioè la loro capacità di rimuovere il fosfato da un amminoacido utilizzando un enzima denominato proteina-fosfatasi; le proteine fosfatasi sono la faccia opposta della stessa medaglia rispetto agli enzimi catalitici conosciuti come proteine kinasi. In molti processi naturali come quelli tumorali sono proprio le kinasi proteiche che svolgono un ruolo determinante.

Comunque lo studio sembra essere in una fase  iniziale ed i processi da analizzare sono piuttosto complessi, per gli sviluppi dovremo attendere.

from: USNews.com; content provided by National Science Foundation