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NOAA touts hurricane season forecast success

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Via NOAA press release: Atlantic hurricane season stays quiet as predicted

Improved model, new surge forecast products and research projects debuted

NOAA satellite image of Hurricane Arthur; July 3, 2014. (Credit: NOAA)

The Atlantic hurricane season will officially end November 30, and will be remembered as a relatively quiet season as was predicted. Still, the season afforded NOAA scientists with opportunities to produce new forecast products, showcase successful modeling advancements, and conduct research to benefit future forecasts.

“Fortunately, much of the U.S. coastline was spared this year with only one landfalling hurricane along the East Coast. Nevertheless, we know that’s not always going to be the case,” said Louis Uccellini, Ph.D., director of NOAA’s National Weather Service. “The ‘off season’ between now and the start of next year’s hurricane season is the best time for communities to refine their response plans and for businesses and individuals to make sure they’re…

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Guest Post by Bob Tisdale

Yesterday, November 24th, the Russian News Agency TASS published the article Russia to take advantage of global warming — chief of Russian weather service.

Isn’t that refreshing?  Optimism about a warming world.

The article begins:

MOSCOW, November 24. /TASS/ The phenomenon of global warming will have its effect on Russia 2.5 times sooner than in the rest of the planet, Alexander Frolov, Chief of the Russian Federal Service for Hydrometeorology and Environmental Monitoring (Rosgydromet) told a TASS-hosted briefing on Monday.

“Global warming might give certain advantages to Russia — a longer navigation period and a shorter heat supply season, which are very important for Russia because it is the coldest country. Areas where grain and bean crops might be harvested will be considerably enlarged, mostly in western Siberia and in the Urals, and a life comfort zone will be broadened, moving it up…

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Le Foreste pluviali tropicali presentano un’enorme concentrazione di diversità di specie pur  occupando solo il 6 per cento della superficie terrestre, forniscono habitat vitali a quasi due terzi di tutte le specie sulla terra, molte delle quali sono endemiche . Oltre ad essere fonti di  cibo e sink d’assorbimento di anidride carbonica, sono una vera e propria “famacia verde” fornendo  molti composti presenti nei  medicinali salvavita. 

Con l’allarmante tasso di deforestazione, possono scomparire tragicamente in un centinaio di anni. Ovviamente, preservare le foreste pluviali tropicali è diventato un punto fondamentale in ogni agenda di salvaguardia ambientale, ma gli organi di gestione e conservazione si trovano ad affrontare numerose sfide nel processo decisionale una di queste è: quali aree di una foresta tropicale hanno un “valore” maggiore da essere tutelate? Insomma su quali aree è necessario focalizzare gli sforzi economici per risparmiare? Quali parti contengono la più alta diversità di specie? E quali aree dovrebbero ricevere priorità di conservazione?

Convenzionalmente, gli organismi vegetali (piante) sono divisi in categorie di foresta o in comunità per selezionare diverse aree di conservazione. Ma questo metodo trova  limitazioni in quanto tende ad ignorare la variazione della diversità all’interno delle Comunità (between diversity). D’altra parte, un metodo alternativo ,  basato su modello macroecologico  ,  prende in considerazione la diversità all’interno di una comunità vegetale (within diversity). Alcuni scienziati hanno cercato di valutare se questo approccio è utile nell’evidenziare posizioni prioritarie per la conservazione.

Utilizzando 527 comunità di piante divise in vary plots ( piazzole)  da 500 – 1000 m2 e dati ambientali, i ricercatori hanno sviluppato modelli di “ricchezza di specie” (il numero totale di specie) e “dissomiglianza compositiva”, che è la differenza nella composizione di specie tra due siti, per le specie di oltre 4.000 piante vascolari native nelle zone dei  tropici in particolare in Australia, sulla costa nord-orientale — la più grande foresta pluviale tropicale in Australia.

Essi poi hanno  osservato sia la ricchezza di specie e la dissomiglianza composizionale per aree più grandi chiamate “celle”, che erano almeno 62 volte maggiore (62, 500m2 rispetto ai 1000 m2) rispetto alle originali particelle  di indagine. Ogni cella della griglia comprendeva una comunità vegetale. Dopodiché hanno applicato  un nuovo approccio basato su un algoritmo, ed  hanno predetto la composizione attuale di ogni comunità vegetale in tutta la regione analizzata.

I ricercatori hanno quindi individuato aree di maggior pregio conservativo: quelle con alte concentrazioni di specie rare, endemiche  entro un raggio di 30km e individuato le famiglie primitive di angiosperme (piante a fiori).

Specie più rare sono state trovate ad altitudini più alte,  mentre specie primitive di famiglie di  angiosperme sono state trovate  più uniformemente sparse in tutta la foresta. Le previsioni hanno rivelato che le comunità con un gran numero di specie endemiche sono state concentrate in due aree particolari della foresta.

Quando i ricercatori hanno combinato di tutti questi fattori insieme con ricchezza di specie in un indice unico di conservazione, hanno individuato due aree di conservazione di alto valore: Atherton Tablelands e Daintree rainforest.

Inoltre sono state valutate le previsioni di sviluppo in tutta la regione di studio di: (A) ricchezza di specie; (B) rare specie all’interno di ogni comunità; (C) il numero di specie presenti che sono endemiche per un raggio di 30 km centrato su ogni comunità, e (D) il numero delle famiglie di angiosperme primitivo rappresentato in ogni comunità.Mokany K, DA Westcott, Prasad S, Ford AJ, Metcalfe DJ (2014)

Anche se i tropici umidi australiani sono già  ampiamente studiati, i ricercatori introducono questo nuovo metodo, utilizzando un “indice di conservazione”. Tali studi  ancora possono essere applicati per prevedere zone di conservazione ad alto valore in altre foreste tropicali, come nel sud-est asiatico, dove i dati della specie sono invece piuttosto limitati.

Altri fattori inoltre, quali la quantità di specie invasive possono essere considerati anche per individuare aree dove attuare particolari  misure di controllo per proteggere la diversità di specie autoctone.

I ricercatori suggeriscono che i diversi interventi da attuare  possono anche essere ponderati per soddisfare le esigenze di conservazione. Lo studio dimostra che la modellizzazione macroecologica, permetterà ai responsabili di poter prendere decisioni migliori, canalizzando risorse alle zone di maggiore pregio  all’interno di foreste pluviali tropicali.

ref: Mokany K, Westcott DA, Prasad S, Ford AJ, Metcalfe DJ (2014) Identifying Priority Areas for Conservation and Management in Diverse Tropical Forests

photo :Lacey Creek , Queensland , Australia

planetvoice:

Methane in the gas system is a problem or not? Replacing of coal with natural gas has really climate benefits? Recent studies help us to form new way to thinking about climate change and GHG effect.

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There’s a lot of hullabaloo recently about Natural Gas being too leaky to be a good substitute for coal. The claim is based on the fact that methane has a much larger GHG potential than carbon dioxide. But, the study those claims are based on can be interpreted two ways. I tend to think that the leak issue might be overblown, because if you are a producer, leaks mean money literally going into thin air. There’s a high incentive to fix leaks. Abandoned oil and gas wells, cited in the study, would of course be an exception.

The other reason is the IPCC, which produced this graph in the AR5 draft showing that methane just isn’t cooperating with models, and measurements are out of bounds with projections. Methane just doesn’t seem to be much of a problem:

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planetvoice:

A very interesting article on a anomalous levels of molecular chlorine in the atmosphere in Alaska.
Take a look !!!

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From the Georgia Institute of Technology

Scientists studying the atmosphere above Barrow, Alaska, have discovered unprecedented levels of molecular chlorine in the air, a new study reports.

Molecular chlorine, from sea salt released by melting sea ice, reacts with sunlight to produce chlorine atoms. These chlorine atoms are highly reactive and can oxidize many constituents of the atmosphere including methane and elemental mercury, as well activate bromine chemistry, which is an even stronger oxidant of elemental mercury. Oxidized mercury is more reactive and can be deposited to the Arctic ecosystem.

The study is the first time that molecular chlorine has been measured in the Arctic, and the first time that scientists have documented such high levels of molecular chlorine in the atmosphere.

“No one expected there to be this level of chlorine in Barrow or in polar regions,” said Greg Huey, a professor in the School of Earth and Atmospheric…

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GULF SOLAR ENERGY CONGRESS AND EXHIBITION IN DUBAI

planetvoice:

A very important meeting on issues concerning the solar industry Sector !!!

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The Gulf Solar Energy Congress & Exhibition 2013 will take place in Dubai (United Arab Emirates) from 27 November to 28 November.

The conference sessions will address some of the most relevant issues concerning the solar industry sector, such as the renewable energy market in the Middle East region, emerging and proposed policy frameworks, energy requirements, grid capacity, distributed generation, concentrated solar photovoltaic, the water resource issue and investments for a solar park, among many others.

The 4th Annual Gulf Solar Energy Congress and Exhibition will be running alongside the ESIA Solar Awards.

 

Rocio Troncoso

 

More Information: Gulf Solar Energy Congress 2013.

Related Posts: Renewable Energy Meeting, Asia Bio Markets Conference, Solar Power Generation Japan, Arab Countries Water Utilities.

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This year, October 22/23, they are bringing in a comedian (no relation):

Carbon pollution is not only disrupting our lives, it’s hitting our wallets. Comedian and musician Reggie Watts shows how, laying out the billion-dollar connection between fossil-fuel energy and dirty weather events like Superstorm Sandy caused by carbon pollution.

I guess he didn’t read the recent IPCC AR5 report that showed no connections of climate change/global warming with severe weather. In a year when we’ve had the least  number of wildfires in 30 years and well below the decadal average, plus a near record low in tornadoes, and a hurricane season that has gone bust,Gore is pushing a dead issue. See why on the WUWT Extreme Weather page

So as this screencap from his latest propaganda video shows, setting fire to orchids seems to be the way Gore is fawning for attention getting the message across…

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Kerry Emanuel, Department of Earth, Atmospheric and Planetary Sciences, MIT, gives the

talk entitled, “Hurricanes and Storms in a Warmer World” at the Fourth Annual YCEI

An interesting interview taken from the convention of the Società Italiana per le scienze del clima www.sisclima.it  named

“Global change and its implication on the system services and society”

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